Prospero, o dell’armonia

Shakespeare, The Tempest

| dal testo di sala per “Prospero, o dell’armonia” (melologo di Fabio Vacchi su testo di William Shakespeare tradotto e adattato da Ferdinando Bruni)

| laVerdi, 20 dicembre 2012, Audiorium di Milano

| di Marilena Laterza

[…] Con le implicite risorse comunicative e poetiche del melologo Fabio Vacchi si è misurato in più occasioni, da Irini, Esselam, Shalom, composto su passi tratti da testi sapienziali delle religioni monoteiste (commissionato ed eseguito dalla Verdi nel 2004), a D’un tratto nel folto del bosco (2010), concepito su un racconto di Amos Oz, per non dimenticare Mi chiamo Roberta, scritto nel 2006 in sinergia con Aldo Nove, e La giusta armonia, interpretata dai Wiener Philharmoniker a Salisburgo nello stesso anno. Nell’ambito di una ricerca tanto assidua ed eterogenea, Prospero, o dell’armonia, melologo per attore e orchestra presentato in prima assoluta al Teatro alla Scala nel 2009, si segnala indubbiamente quale approdo esemplare nel catalogo del compositore bolognese, innanzitutto per il valore letterario e simbolico del testo, che si intuisce scelto da Vacchi per un’intima risonanza con la sua poetica.

A fungere da lógos per Prospero, o dell’armonia, infatti, è un soliloquio del personaggio eponimo, ottenuto da Ferdinando Bruni traducendo e riadattando stralci dagli ultimi due atti e dall’epilogo della Tempesta shakespeariana: dopo essere stato spodestato ed esiliato dal suo ducato per dodici anni e aver finalmente fatto espiare ai suoi nemici le loro colpe ricorrendo a poteri magici, Prospero qui rievoca i prodigiosi artifici compiuti, si congeda dagli elfi e dal fidato spiritello Ariel, e rinuncia a una vendetta pur facilmente conseguibile; anti-faustiano in tutto tranne che nel nome, una volta ottenuto il pentimento dei nemici, egli abiura la «barbara magia» in favore della «nobile ragione», del perdono, dell’armonia; e alla vittoria certa, sleale e solitaria assicuratagli dal dominio sovrarazionale della natura preferisce la fallacia, l’imprevedibilità e la fatica dell’umano, al cui libero arbitrio rimette fiducioso il suo destino.

Un testo illuministico ante litteram, insomma, quello di Prospero, o dell’armonia, che Vacchi affida non a una semplice voce recitante, bensì a un «vero attore», affinché «compenetrazione, dialogo, fusione e scontro» delle parole con i suoni non restino inespressi. […]

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