«L’Aquila senza musica sarebbe un errore». Intervista a Claudio Abbado

di Marilena Laterza
su il manifesto del 13 giugno 2009

BOLOGNA – Si sente indubbiamente più a suo agio sul podio in mezzo a un alveare di orchestrali, Claudio Abbado, che seduto intorno a un tavolo per parlare di sé. Schivo, passo lieve e sorriso stretto di spalle, la prima premura del direttore 75enne, nella sua casa bolognese, corre a un piccolo giardino perché – come rivela con l’unica punta di orgoglio di tutta l’intervista – «sono abituato a coltivare piante». Ma non soltanto di piante sa prendersi cura se, in mano sua, rifioriscono sinergie sorprendenti, che si tratti di una Messa per doppio coro e strumenti di Pergolesi o di un progetto virtuoso come quello che oggi consentirà alle popolazioni de L’Aquila di partecipare gratuitamente, presso l’Auditorium della Guardia di Finanza di Coppito, a un concerto dell’Orchestra Mozart di Bologna.

«Anche la musica è un bene di prima necessità», esordisce Abbado. «Credo sia Nietzsche ad aver scritto che la vita, senza la musica, sarebbe un errore. Portare il nostro concerto in Abruzzo e raccogliere fondi per evitare che l’attività musicale degli aquilani si interrompa è un gesto doveroso di generosità. Generosità che, a sua volta, porta sempre in cambio un arricchimento: in tutti questi anni ho imparato che più si dà, più si riceve».

È ciò che si intuisce nel suo affiatamento con i musicisti dell’Orchestra Mozart che dirigerà a L’Aquila.
L’idea delle orchestre giovanili mi è molto cara; è nata tanti anni fa con la Chamber Orchestra of Europe nell’ambito di un progetto legato all’Unione europea. Ma i musicisti austriaci non potevano farne parte perché non erano ancora tra i cittadini dell’Unione, e allora ho fondato la Gustav Mahler Jugendorchester, che accoglieva giovani da Mosca a Lisbona e, finanche, da Israele e Palestina. Più tardi sono nate la Mahler Chamber Orchestra e la Mozart: quando incontro una barriera, escogito nuove vie per proseguire.

L’associazione «Orchestra Mozart per l’Abruzzo – Una casa per la musica» è finalizzata alla raccolta di fondi per la costruzione di una struttura che consenta al più presto di riprendere l’attività musicale nei luoghi colpiti dal sisma. Non è la prima volta che lei si fa promotore di spazi culturali.
Spesso basta prendere l’iniziativa. Per esempio, è così che è stato concepito l’Auditorium del Lingotto di Torino. Gli amici dell’associazione De Sono mi avevano parlato di una fabbrica di cui Agnelli non sapeva cosa fare; una sera è venuto a trovarmi, durante l’intervallo di un concerto, e gli ho suggerito di costruire un centro culturale con una sala da concerto, indicando come modello l’interno del Musikverein di Vienna. Renzo Piano ha dato forma a quest’idea, e oggi il Lingotto è un punto di riferimento in cui si fa musica tutto l’anno.

Recentemente, a Milano è stata presa in parola un’altra sua proposta ardimentosa: tornare alla Scala nel 2010 in cambio di 90 mila alberi piantati in tutta la città.
Un’idea folle! Eppure, dopo un primo incontro con il sindaco Moratti, durante il quale è emerso che, in passato, alcune piante da lei sistemate vicino Palazzo Reale erano state eliminate dalla Sovritendenza, ho avuto un colloquio con il Sovrintendente per i beni paesaggistici Artioli, che ha manifestato il suo appoggio al progetto purché si individuino luoghi architettonicamente adeguati. Così, a breve, saranno piantate già le prime magnolie in via Dante e via Pisani. A volte basta confrontare i propri intenti: con il dialogo si risolvono tante cose.

Dialogo che presuppone capacità di ascolto: la carenza di educazione musicale in Italia non ci aiuta.
Direi che non ci aiuta la carenza di educazione. Nelle scuole di Cuba i bambini si procurano un piccolo vaso, lo riempiono di terra, ci piantano un seme e lo annaffiano ogni giorno: durante l’anno scolastico, ciascuno coltiva la sua pianta. Così nasce non solo l’amore per gli alberi, ma anche il rispetto per gli esseri umani, perché si impara la pazienza del crescere. E poi penso al Venezuela, dove Abreu ha creato Il Sistema: migliaia di bambini che si salvano dalla strada e dalla delinquenza imparando a suonare uno strumento in orchestra o a cantare in un coro. Ogni anno, in inverno, vado ad aiutarlo e l’ho anche invitato a Fiesole dove, a settembre, nascerà un’istituzione simile al Sistema.

Cosa pensa del rapporto tra giovani e musica «colta»?
È fondamentale aprirsi ai giovani, perché se i giovani imparano ad ascoltare, scoprono un mondo inaspettato che sanno comprendere, magari in maniera diversa se non hanno studiato musica. Certo, se non si conosce, è più difficile appassionarsi; e rispetto al jazz o al pop, la musica classica è meno facile da approfondire. Ma anche leggere Shakespeare è più impegnativo di un giallo; però ne vale la pena.

Qual è il suo approccio alla conoscenza?
Pensare che non ci sia un limite. Spesso mi definiscono «specialista in musica contemporanea», ma la musica è una, che sia di tre secoli fa o di oggi. E anche quella di Mozart e Schubert, che suoneremo a L’Aquila, può essere musica «nuova»: ogni volta, si scoprono meraviglie.

La sua opinione sui tagli ai finaziamenti culturali?
È lo sbaglio più grande che si possa compiere. Alla base c’è il chiaro interesse da parte di qualcuno – che conosciamo bene – a rendere la gente più ignorante e meno capace di spirito critico. Sarebbe ora che certi governanti capissero che questo atteggiamento comporta un grave impoverimento dal quale essi stessi non sono immuni. Non a caso Obama, proprio in tempo di crisi, ha incrementato il National Endowment for the Arts. L’Italia è un Paese ricchissimo di cultura, ma assolutamente inadeguato nella mentalità. Tranne qualche eccezione, non stiamo dando un buon esempio. Le stesse istituzioni musicali, d’altra parte, talvolta sono un disastro organizzativo.

Non è un quadro incoraggiante.
Certo, ma bisogna continuare a fare musica e parlare di musica, portando avanti le proprie idee. Perché ho fiducia che, se si ha un’idea valida, sia possibile realizzarla: l’importante è appassionarsi a tutto quello che si fa.

→ leggi in pdf

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[Buon volo. 20 gennaio 2014]

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  1. Andrea

    Magnifico, finalmente un’intervista al più grande direttore d’orchestra dei nostri giorni che rende giustizia al suo straordinario percorso di uomo e di artista e lascia da parte il gossip e le dichiarazioni più scontate. Un pezzo curato fin nei minimi dettagli, che si legge tutto d’un fiato. Una piccola goccia nel mare della barbarie culturale del nostro Paese. Brava Laterza!!! Meno male che non hai giocato con le Barbie da piccola, perché ne è valsa la pena! 10 e lode!!!

  2. Annalisa Bouclon

    Belle parole di un grande artista che non rimane sul suo piedistallo ma s’investe nel ” fare” per il bene della comunità del suo Paese

  3. Mondo

    Molto spesso mi reco negli Stati Uniti, dove risiedono i miei figli e i miei cinque nipoti, naturalmente ho fatto degli amici americani, quando parlo dell’Italia nomino sempre la città dove sono nato, Perugia, fondata dagli etruschi, qualche migliaia di anni fa. Parlo di Leonardo da Vinci, Dante Alighieri e, quando i miei amici americani mi chiedono c’è altro??? Si, a pensarci bene in epoca attuale non posso dimenticarmi del vivente Claudio Abbado, sicuramente, certamente, il più grande direttore di orchestra di sempre.
    Claudio Dio ti benedica per l’eternità.

  4. Pingback: La buonanotte di Smith: Senatori a vita | A spasso con Smith

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