Rubinstein e Rimsky-Korsakov: contrappunto e folklore nella terra degli zar

dalle note di sala per il primo concerto della “Primavera musicale 2008” de “I Solisti dauni

di Marilena Laterza

Con questo primo concerto salpiamo alla volta di un viaggio che, percorrendo le quattro tappe della “Primavera musicale 2008”, si pone l’intento di tracciare un’originalissima geografia dell’evoluzione del pensiero musicale cameristico: dal porto sicuro della tradizione romantica – qui avvicinato attraverso lo sguardo all’Occidente di due musicisti russi – approderemo più tardi a due possibili risposte della modernità: l’una – quella di Reger e Schoenberg – abbozzo della rotta solcata da numerosi compositori nel ‘900; l’altra, tutta francese, compiuta testimonianza di una diversa carta di navigazione lungo gli oceani sonori del secolo scorso.

Nel fervido ambiente musicale russo della seconda metà dell’800 si delinea una molteplice visione dell’Occidente. Per molti, la tradizione europea diventa un modello totalizzante – ed è questo il caso di Anton Rubinstein, pianista, direttore d’orchestra e compositore cosmopolita ospite delle sale da concerto internazionali più prestigiose, ma anche fondatore della Società Russa della Musica, nonché del Conservatorio di San Pietroburgo. Negli stessi anni, tuttavia, nella terra degli zar prende vita un progetto che, pur consapevole dell’importanza ineludibile del patrimonio musicale occidentale, ambisce alla valorizzazione della tradizione popolare slava; progetto al quale lavora il “Gruppo dei Cinque”, costituito da un manipolo di compositori militanti e appassionati tra cui risalta Nicolay Rimsky-Korsakov.

E se “I Cinque” definiscono con intento polemico il più anziano e cristallizzato Rubinstein come “prigioniero del contrappunto germanico”, il suo Quintetto per pianoforte e fiati op.55, in effetti, dispiega una partitura magniloquente, che si fregia di un’invenzione melodica rigogliosa ma, nondimeno, tradisce chiare ascendenze stilistiche di matrice europea, ora nel cipiglio schumanniano dell’Allegro non troppo introduttivo, ora nelle inflessioni chopiniane dello Scherzo – in cui il pianoforte concertante spadroneggia col quartetto di fiati – fino al trionfo della retorica romantica celebrato nell’Andante con moto (icastico il solo iniziale del corno) e nell’­Allegro appassionato, rapsodia di enunciazioni travolgenti, impennate marziali e illusori rasserenamenti bucolici, resi possibili dal dialogo dialettico tra gli strumenti.

Di tutt’altro carattere il Quintetto in si bemolle maggiore di Rimsky-Korsakov. Benchè concepito in anni giovanili, questo lavoro rappresenta un’eccellente anticipazione dello “stile nazionale” più maturo del compositore: ai modelli formali occidentali, quasi ingenuamente ostentati nell’impiego didascalico della forma-sonata e nei seriosi episodi fugati, si affiancano, infatti, ammiccamenti entusiastici nei confronti del patrimonio folklorico dell’Europa orientale. In tal senso, di fianco all’effervescenza deliziosa del primo movimento e alle sonorità opalescenti dell’Andante, appaiono significativi la ripresa del secondo tema dell’Allegro con brio – con il pianoforte ad accordi pieni che rievoca i cori a cappella ortodossi – e gli sviluppi tematici del Rondò, drappello trotterellante in marcia bonariamente grottesca, sul quale si innestano materiali dal sapore orientale tipici della scala minore armonica, citati anche nelle cadenze conclusive dei fiati.

© Marilena Laterza / I Solisti Dauni

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