Erri De Luca e Testa parole per migranti

da “il manifesto”, 2 gennaio 2007 (in rete anche sul sito di Erri De Luca)

Marilena Laterza – Bari

È da un’amicizia nata «annusandosi» che prende forma Da questa parte del mare, lavoro a più mani che vede Erri De Luca affiancare Gianmaria Testa nella tappa pugliese della sua tournée, nell’ambito della terza edizione del festival Voci dell’anima (che in dicembre ha inanellato altre prime nazionali con il duo Magoni-Spinetti, Vinicio Capossela e la Misa Flamenca di Paco Peña). Un’amicizia di due «che si appassionano ancora di eroi», come spiega lo scrittore napoletano, e fin qui nulla di insolito, se non fosse che l’epopea del nostro tempo cui si allude è il viaggio di quelli che si mettono in cammino, a piedi e per mare, verso un approssimativo nord, senza biglietto di ritorno perché a casa hanno lasciato «un bucato in fiamme».

Ed è intorno all’emigrazione e alle sue storie che la musica e la parola si raccolgono, per una sera, a raccontare non soltanto la pena dei barconi impigliati sul fondo ma, pure, il senso di colpa di chi è da questa parte del mare e troppo spesso finisce per ignorare, piuttosto che accogliere, poiché la tragedia reiterata – sottolinea Testa – non appare più tale.

Si snoda, così, un ordito affiatato di canzoni e letture: le canzoni, quelle del cantautore cuneese, concepite lungo un arco di 15 anni e confluite nell’ultimo lavoro discografico, intessute con fine sensibilità artistica e prospettiva occidentale anche nella musica, che scantona prevedibili ammiccamenti mediterranei e attinge ai modelli della tradizione popolare piemontese, oltre che di certa canzone americana; le letture, quelle di De Luca, tratte dalle ben note Opera sull’acqua e Solo andata e impreziosite da alcuni scritti venuti alla luce per l’occasione, primo su tutti il racconto di Giuseppina, volto di una delle tante donne del secolo scorso costrette a emigrare dal sud – sud dell’Italia, questa volta – per ricordare che «lo sapevamo anche noi l’odore delle stive e un abitare magro magro che non diventa casa».

Perché, per dirla ancora con De Luca, «possiamo mettere sbarramenti, moltiplicare i centri di segregazione per emigranti, ma questa miriade umana che sta in fondo alla classifica, non può essere fermata; ci cambierà i connotati come già adesso ci permette di sostenere le nostre economie traballanti, risollevare i nostri indici di natalità e riempire le scuole: l’Italia è geograficamente un luogo di attraversamento, siamo così da sempre e continueremo ad esserlo».

articolo in pdf

“Erri De Luca e Gianmaria Testa: due che si appassionano ancora di eroi”

Annunci